L’aumento del bilancio della Difesa così come pianificato è seriamente a rischio. L’ennesima occasione per fare un passo avanti importante nel finanziamento dell’esercito è sfumata in Parlamento, con il netto ridimensionamento del piano di sgravi e altre decisioni mancate che avrebbero potuto fornire maggiori certezze sul futuro della spesa militare.
Il Consiglio federale aveva proposto un pacchetto di risparmi per contenere la crescita delle uscite correnti e ricavare più mezzi in favore della Difesa e dell’AVS. Questo pacchetto è stato sensibilmente depotenziato, passando dagli iniziali 8.4 miliardi di franchi (per il periodo 2027-2029) a 5.3 miliardi.
La morale è che si promette e poi non si mantiene. Si mettono a punto ambiziosi piani di finanziamento, ma quando si tratta di venire al dunque non ci sono i mezzi per realizzarli.
La ragione principale di questa inconcludenza è la mancanza di collaborazione fra i partiti borghesi, che nel principio sostengono la necessità del rafforzamento dell’esercito, ma poi non riescono a trovare un accordo perché perseguono obiettivi diversi sul piano politico generale.
UDC e PLR si oppongono a un aumento dell’indebitamento e/o della pressione fiscale e vogliono ricavare i fondi solo risparmiando in altri settori. Il Centro, per contro, sostiene sia la proposta del Consiglio federale di aumentare l’IVA di 0.8 punti, sia la necessità di risparmi, ma appoggia anche un’espansione dell’AVS.
All’atto pratico, è mancata dappertutto la risolutezza necessaria per frenare efficacemente la spesa, anche perché ciascuno ha le sue cerchie da tutelare. Il risultato, almeno per quanto riguarda la Difesa, è stato un cortocircuito.
La Società svizzera degli ufficiali (SSU) ha detto di attendersi una migliore collaborazione tra i partiti borghesi. L’aumento dell’IVA è attualmente in consultazione. Se il Parlamento, ma è molto difficile, darà seguito alla proposta del Governo, l’aggravio dovrà essere messo in votazione e ottenere la doppia maggioranza alle urne. Avversata a parole da quasi tutti i partiti e in concorrenza con altri possibili aumenti – anche per l’AVS si ipotizza un rincaro dell’IVA – questa proposta avrà una minima chance di passare solo se ci sarà un corrispettivo impegno a contenere le spese generali, un ambito in cui il Parlamento, come si è visto, si è dimostrato inadempiente.
La condizione, per dirla con la stessa SSU, è che “i partiti borghesi siano pronti ad assumersi insieme la responsabilità, a stabilire priorità chiare e ad agire in modo unito, rapido e responsabile”. Altrimenti non resta che alzare bandiera bianca e ridimensionare i piani di crescita del bilancio militare.
Sul tavolo ci sono altre proposte per destinare più soldi all’esercito, ma le possibilità di successo sono molto scarse.
In marzo, il Consiglio degli Stati avrebbe dovuto discutere la richiesta del “senatore” urano Josef dittli (PLR) di aumentare le risorse dell’esercito con la vendita di parte delle azioni Swisscom, di cui la Confederazione detiene il 51%. In pratica, si dovrebbe vendere una quota del 17%, per consentire allo Stato federale di mantenere una minoranza di blocco del 33,3%. Questa cessione potrebbe generare 5 miliardi di franchi.
In secondo luogo, si propone di usare temporaneamente parte degli utili della Banca nazionale. Anche in questo caso il risultato atteso è di 5 miliardi. Questi dieci miliardi dovrebbero consentire la creazione di un fondo a destinazione vincolata o di un conto speciale per finanziare grandi investimenti per l’armamento e programmi infrastrutturali. Politicamente, però, l’idea vacilla, anche perché richieste analoghe di impiego vincolato degli utili dell’istituto di emissione erano state fatte in passato dalla sinistra ed erano sempre state respinte. In questo caso, ci sarebbe anche una conseguenza diretta, perché la riduzione del debito contratto dalla Confederazione durante la pandemia (e pagato con la quota della distribuzione supplementare della BNS) verrebbe posticipata.
Il Parlamento dovrà esaminare anche la proposta dell’UDC di ricavare 5 miliardi di franchi una tantum ridefinendo le priorità interne del Dipartimento della difesa. Sono previste la sospensione dello sgombero dell’ex deposito di munizioni di Mitholz, la sospensione del recupero di munizioni nei laghi (con l’interruzione dei relativi studi e indagini), la riorganizzazione dell’Aggruppamento Difesa con l’obiettivo di poter impiegare, grazie a misure di aumento dell’efficienza, 1000 unità di personale degli oltre attuali 12 000 collaboratori per altri compiti, lo scioglimento della Segreteria di Stato della politica di sicurezza SEPOS (creato all’epoca di Viola amherd e con un budget di 25 milioni di franchi); la creazione di una voce di bilancio indipendente per il promovimento militare della pace, esterna al budget dell’esercito, lo scioglimento del Servizio specializzato Donne nell’esercito e diversity e la riduzione delle uscite per la comunicazione all’interno del DDPS da quasi 20 milioni di franchi a un massimo di un milione.
Inoltre, l’UDC ritiene che si possano ricavare ogni anno altri 5 miliardi di franchi imponendo tetti di spesa ad altri dipartimenti. I tagli dovrebbero interessare migrazione, personale e aiuto allo sviluppo.
Tutte proposte che negli altri partiti hanno già suscitato forti critiche.
Maggiore Giovanni Galli
Articolo apparso sulal RMSI 2/2026
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