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La capacità di difesa militare – Un tentativo di definizione

Attualmente si discute molto dell’insufficiente capacità di difesa militare della Svizzera.

Ma che cosa significa realmente essere in grado di difendersi?

Anche se non esiste una definizione univoca, considero in generale tale capacità come l’attitudine di uno Stato a proteggersi da minacce o attacchi esterni grazie al proprio esercito.
La capacità di difesa non riguarda quindi solo l’esistenza di un esercito, ma soprattutto la sua effettiva capacità operativa, mediante la quale un Paese può, in caso di crisi, preservare la propria integrità territoriale, la sua popolazione e il suo ordine statale.
Questa capacità comprende diverse dimensioni.

Dimensione personale

Questa dimensione riguarda la disponibilità e la prontezza operativa dei soldati nel senso più ampio; dunque l’alimentazione degli effettivi e la formazione. Il sistema di milizia costituisce la spina dorsale della capacità di difesa svizzera. Esso rappresenta responsabilità individuale, vicinanza al cittadino e volontà condivisa di difendere libertà e sicurezza. Oggi è necessario rafforzare questa volontà di difendere il Paese, non da ultimo perché il reclutamento è sempre più difficile; tanto nell’esercito quanto nella protezione civile. L’attuale sistema è di fatto diventato volontario, il che complica l’alimentazione degli effettivi. Per questo motivo il sistema degli obblighi di servizio deve essere urgentemente ripensato, sia per quanto riguarda il reclutamento sia la durata del servizio, al fine di garantire la consistenza dell’esercito. I conflitti recenti hanno mostrato che gli impieghi possono durare più a lungo del previsto. L’esercito deve quindi raggiungere quanto prima un effettivo maggiore per rimanere difendibile. La formazione, invece, al momento non rappresenta un problema: l’Esercito svizzero svolge un lavoro eccellente grazie all’elevata qualità dei suoi istruttori e all’impegno dei suoi membri, donne e uomini.

Dimensione materiale

Questa dimensione riguarda in particolare l’equipaggiamento; a tutti i livelli e contro ogni tipo di minaccia. La Svizzera si è affidata troppo, negli ultimi decenni, ai dividendi della pace. La capacità materiale di difesa è stata sistematicamente ridotta, e ora questo si ritorce contro il Paese. In un’epoca in cui le tensioni geopolitiche fanno aumentare drasticamente la domanda di armamenti, proprio i Paesi meno preparati devono investire di più. Ciò comporta costi più elevati, lunghi tempi di consegna e la difficile ricostruzione di un’industria bellica quasi completamente smantellata. Quest’ultima è però essenziale per ripristinare la capacità materiale di difesa, cosa che, con la legislazione attuale, è difficilmente realizzabile. Per questo la politica deve agire rapidamente e con decisione.

Dimensione strutturale

Questa dimensione concerne l’organizzazione dell’esercito: le sue strutture di comando e la sua logistica. Probabilmente qui non vi è un bisogno immediato di intervento, ma resta aperta la questione della capacità di mobilitazione. Lo sviluppo tecnologico ha drasticamente ridotto i tempi delle operazioni militari. Ci si chiede dunque se, dopo lo smantellamento di un sistema di mobilitazione un tempo eccellente, la Svizzera sia ancora sufficientemente in grado di mobilitarsi. Una verifica immediata appare necessaria.

Dimensione operativa

Questa dimensione riguarda la capacità di pianificare, coordinare e condurre efficacemente operazioni militari. In Svizzera questa responsabilità spetta all’attualmente ben condotto Comando Operazioni. Esso garantisce la prontezza di base delle formazioni e degli stati maggiori subordinati, assicura la loro capacità d’impiego in eventi prevedibili e imprevisti, organizza la mobilitazione e conduce operazioni in patria e all’estero. A parte la questione già menzionata della mobilitazione, non sembra esserci un bisogno urgente di intervento.

Dimensione cooperativa

Questa dimensione comprende la cooperazione con i Paesi vicini per garantire, in caso di crisi, una capacità di difesa collettiva. È fondamentale che la Svizzera raggiunga un’elevata compatibilità con i loro sistemi e procedure; non per diventare parte di un’alleanza, ma per poter coordinarsi in modo efficace. È altrettanto importante una valutazione realistica dei potenziali partner: l’interoperabilità deve basarsi sulla reciprocità e su un livello comparabile di preparazione militare. La partecipazione a esercitazioni internazionali è essenziale: consente di testare la capacità operativa in un contesto multinazionale e, allo stesso tempo, di trarre conclusioni sulla preparazione dei Paesi vicini. A proposito: una cooperazione più approfondita a livello di politica di sicurezza, ad esempio nella cooperazione in materia di armamenti o nello scambio di informazioni, non contrasta con la neutralità, ma rappresenta un segnale di solidarietà responsabile.

Dimensione finanziaria

Questa è attualmente la dimensione più critica. Manca ancora un modello di finanziamento strategicamente fondato e basato sulle minacce; una situazione inaccettabile dal punto di vista della politica di sicurezza. Le priorità devono essere stabilite sulla base di criteri chiari, non di opportunità politiche. Invece di partire da un’analisi approfondita delle minacce, i mezzi vengono spesso distribuiti secondo considerazioni partitiche. Una difesa credibile richiede invece un processo decisionale trasparente, che inizi dall’analisi delle minacce più realistiche e pericolose. Da ciò deriva quali mezzi siano necessari; solo successivamente si può discutere del finanziamento. È ora che la politica riconosca le minacce, si assuma le proprie responsabilità e metta a disposizione dell’esercito i mezzi necessari affinché la Svizzera torni presto ad essere difendibile.

colonnello SMG Michele Moor, presidente SSU
Articolo apparso sull’edizione 1/2026

Immagine: Specialista di montagna con drone (Comp Zen Geb D A) – © VBS/DDPS / Philipp Schmidli

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