l Ticino apporta e ha sempre apportato un importante contributo alla sicurezza del nostro Paese. Numerosi militari della Svizzera italiana si impegnano con grande professionalità e dedizione a favore della nostra sicurezza collettiva.
Tale impegno merita riconoscimento.
Il nostro esercito vive di persone che provengono da tutte le regioni del nostro Paese. È proprio questa varietà a rendere il nostro esercito di milizia così forte.
Negli ultimi anni in Europa la situazione in materia di politica di sicurezza è sensibilmente peggiorata. La guerra in Ucraina dimostra con quale rapidità le minacce possono cambiare e quanto sia diventata impegnativa la difesa moderna. Oggi i conflitti vengono condotti simultaneamente a terra, nello spazio aereo, nel ciberspazio e nel settore delle informazioni. Il campo di battaglia è diventato sempre più trasparente. I mini-droni consentono una ricognizione pressoché permanente e i mezzi d’efficacia possono essere impiegati a grande distanza. Questi sviluppi riguardano anche il nostro Paese.
Parallelamente, dopo 30-40 anni di dividendi della pace, l’esercito si trova in una fase di ricostruzione. In quel periodo sono stati sottratti all’esercito mezzi che oggi ci mancano. Attualmente siamo in grado di equipaggiare completamente soltanto circa un terzo della nostra truppa. Dobbiamo ammettere apertamente questa realtà. Se chiediamo ai nostri soldati di impegnarsi per la sicurezza del nostro Paese in caso di evento reale, dobbiamo anche offrire loro condizioni eque che permettano loro di adempiere il loro compito.
Per tale motivo ci concentriamo sistematicamente su tutto ciò che genera effetto e rafforza la nostra capacità di difesa. Si tratta, tra le altre cose, anche di colmare lacune di capacità, per esempio in riferimento alle munizioni, alla difesa contro i mini-droni o alla protezione contro le minacce a distanza. Altrettanto importanti sono una logistica efficiente, mezzi di condotta moderni e un’istruzione realistica. I nostri soldati devono potersi allenare in condizioni possibilmente vicine alla realtà.
Parallelamente continuiamo a sviluppare il nostro esercito in modo adattivo. Adeguiamo in modo graduale le capacità alle nuove minacce, sfruttiamo le tecnologie moderne e rafforziamo la cooperazione internazionale laddove contribuisce a migliorare la nostra istruzione. Una difesa moderna è una realtà condivisa. Sensori, condotta e mezzi d’efficacia devono funzionare come sistema globale.
In tal senso per me vale un principio molto semplice: non ci stiamo trasformando perché abbiamo un nuovo capo dell’esercito, ma perché il mondo è cambiato. La direzione è data.
Dobbiamo rendere gradualmente il nostro esercito di nuovo più idoneo alla difesa. Con chiarezza, concentrazione e determinazione.
Questo è possibile soltanto se agiamo compatti come team. Il nostro esercito di milizia è una prestazione collettiva del nostro Paese. Mi rallegro quindi particolarmente di incontrare militari provenienti dal Ticino, e di conoscere personalmente molti di voi. Sul campo, nell’istruzione e nell’ambito di un dialogo diretto.
Comandante di corpo Benedikt Roos, Capo dell’esercito
Articolo uscito sulla RMSI 2/2026


