Il Comando Ciber dell’Esercito svizzero gestisce ciberspazio e spazio elettromagnetico (CSE; CER), proteggendo le infrastrutture TIC critiche. Dal 1° gennaio 2026, il nuovo Centro di competenza spazio cosmico (inserito all’interno del Comando Operazioni), sotto il comando del col SMG Ludovic Monnerat, gestisce le capacità spaziali integrando la difesa in questo ambito.
Lo spazio cosmico (o esterno) è l’immensa distesa tridimensionale che si estende oltre l’atmosfera terrestre. Apparentemente vuoto, contiene plasma di idrogeno ed elio, campi magnetici, raggi cosmici, neutrini, materia oscura ed energia oscura. A livello fisico è caratterizzato da una bassissima densità di particelle. La fisica moderna lo considera parte di un continuo quadridimensionale, che include la dimensione temporale (spazio-tempo).
Lo spazio cosmico è in continua espansione. Il processo è iniziato dal Big Bang. L’universo osservabile ha un diametro stimato di circa 93 miliardi di anni luce. Il “Concetto generale spazio cosmico” (documento disponibile in tedesco e in francese del 2025) mira a sviluppare le capacità di difesa e la sicurezza, riducendo le dipendenze da Stati terzi e potenziando l’uso di tecnologie satellitari. La necessità di agire al di là delle sfere operative classiche per l’Esercito svizzero ha finalmente portato il Consiglio federale a decidere di investire delle risorse anche in questo “dominio”.
Perché occorre disporre di capacità operative in quest’ambito?
Lo spazio cosmico si è sviluppato così rapidamente che oggi gioca un ruolo fondamentale anche per le operazioni militari. Se si fa un confronto, 20 anni fa venivano messi in orbita un centinaio di satelliti all’anno. Oggi sono 4000. Ciò ha un effetto dirompente e vasto su tutta la società.
Al più tardi nel 2022, a partire dal conflitto in Ucraina, è stata necessaria una presa di coscienza delle implicazioni legate all’utilizzo dello spazio cosmico, visto l’impiego di immagini satellitari commerciali e di costellazioni di satelliti di telecomunicazione di Starlink, in grado di rimpiazzare tutte le comunicazioni terrestri. A livello militare la Svizzera aveva già anticipato questa rivoluzione spaziale nel 2014-2015, con un primo concetto sfociato nella creazione di una prima struttura, prima di tutto di milizia, nel 2017.
La struttura si è ampliata progressivamente, fino a poter rendere pubbliche le riflessioni iniziate allora. Lo spazio oggi è essenziale ed è alla portata della Svizzera. Si dice che la Svizzera sia una nazione spaziale. Concretamente la Svizzera dispone di tutti gli elementi necessari e può sviluppare in modo autonomo le sue capacità, ciò che le permette in definitiva di cooperare “a quattr’occhi” con altri.
Quali capacità si vogliono costruire?
Per quanto riguarda lo spazio cosmico le capacità operative sono 5 e rientrano nella quarantina identificata nel 2017-2019 nell’ambito dell’elaborazione della Visione 2030, che ha portato alla realizzazione del documento Obiettivi e strategia dell’esercito del futuro (OSEF) – Rafforzamento della capacità di difesa nel 2023.
- Quadro della situazione: Essere informati su ciò che accade e potrebbe accadere nello spazio cosmico, nonché sulla capacità dell’esercito di osservare e intercettare in modo efficace le comunicazioni nello stesso. È importante sapere cosa succede, ma soprattutto sapere quando possiamo essere osservati e ascoltati dallo spazio, a livello di esercito, al suolo e nell’aria, ma anche a livello tattico. Oggi esistono più di 1000 satelliti in grado di acquisire immagini e rilevare il traffico radio che passa sopra la Svizzera.
- Osservazione terrestre: Ricognizione, esplorazione e monitoraggio dallo spazio cosmico, individuazione di cambiamenti della situazione e informazioni tempestive della propria truppa. La parola chiave è sorvegliare: poter rilevare al giorno tra i 10 e i 20 sorvoli satellitari effettuati allo scopo di identificare un cambiamento o un certo segnale. Questa architettura oggi non esiste e va sviluppata internamente.
- Telecomunicazioni: Comunicazioni complementari, ridondanti e resilienti, nonché connessioni decentralizzate, altamente sicure e permanenti con le proprie truppe. Si tratta di garantire resilienza in caso di disturbo a terra. Le connessioni dirette tra telefoni portatili e satelliti (tecnologia Direct-to-cell) sono una soluzione futura adatta per una milizia che già investe privatamente in questi device.
- Navigazione di precisione: Verifica continua della qualità e della quantità dei dati di geolocalizzazione (GPS, GNSS). In Svizzera le 31 antenne AGNES permettono una precisione al centimetro, ma essendo fisse e note, non sono adatte in caso di conflitto. Si lavora quindi a una combinazione di elementi terrestri e nello spazio.
- Contromisure: Protezione delle truppe contro l’esplorazione dallo spazio cosmico e dei propri sistemi nello spazio, nonché capacità di interferire e contenere i sistemi spaziali avversari. Si va dal camuffamento attivo all’inganno, fino alle misure di protezione in orbita.
Le 5 capacità sono state indicate in ordine di priorità. Sulle ultime due, sinora non si è fatto molto.
In che modo si vogliono sviluppare le 5 capacità operative?
Attraverso partnership con l’industria e le istituzioni accademiche. L’unico ambito dove manchiamo di autonomia è il lancio in orbita tramite razzi. Ma la Svizzera è membro dell’ESA e ha investito miliardi per avere un diritto di accesso allo spazio cosmico.
In particolare va citata la riunione del Consiglio dell’Agenzia spaziale europea (ESA) a livello ministeriale (novembre 2025), dove la Svizzera ha contribuito con 771 milioni di euro. Parteciperà a programmi come HummingSat (minisatelliti), la missione Ramses (difesa planetaria) e il progetto ALPSTAR.
Quest’ultimo, presentato a Parigi nel 2024, è nato da un bisogno dell’Esercito svizzero per immagini radar ed esplorazione elettronica. Il progetto consente di creare una rete federata di stazioni terrestri e la condivisione di satelliti nazionali tra i paesi membri. La segretaria di Stato Martina Hirayama ha sottolineato come la Svizzera supporti un settore spaziale europeo resiliente attraverso il Centro europeo di innovazione Deep-Tech (ESDI).
Il budget di sviluppo approvato nel messaggio sull’esercito 2024 è di 33.6 milioni di franchi, con un tetto di spesa stabilito in 807 milioni di franchi su 12 anni “tutto incluso”.
Il nuovo sistema nazionale di comunicazione mobile sicura (CMS)
La tecnologia spaziale potrebbe divenire un must per assicurare la resilienza della Rete integrata Svizzera per la sicurezza. Tuttavia, il progetto CMS (che dovrebbe sostituire Polycom nel 2035) non è a buon punto. Il Controllo federale delle finanze (CDF) ha rilevato rischi di ritardo nel suo rapporto del 21 gennaio 2026.
Occorre un equilibrio tra elementi al suolo ed elementi nello spazio. Se l’esercito sviluppa una soluzione resiliente, questa dovrebbe essere estesa alle autorità civili per ottenere una compatibilità completa. L’Esercito auspica una rivoluzione dove i telefoni cellulari siano connessi direttamente ai satelliti, semplificando l’uso anche in situazioni degradate.
Telefoni cellulari e sovranità
Il RUAG Guardian è uno smartphone sicuro basato su dispositivi Samsung modificati, ma non basta. Oggi si lavora con RUAG a una soluzione “europea” con capacità di criptaggio totalmente svizzera. Questa sovranità, unita alla neutralità, offre vantaggi commerciali, specialmente ora che colossi come Google e SpaceX (e la prevista fusione con xAI) valutano di spostare i data center nello spazio.
Riguardo alla rilevabilità, per un milite svizzero in mezzo alla popolazione, l’uso di un normale smartphone è il miglior camuffamento: dallo spazio è impossibile distinguere un cittadino da un milite in uniforme.
Esistono capacità in Svizzera che altri paesi non hanno?
La Svizzera eccelle nella rappresentazione della situazione satellitare ad alta precisione. Grazie a un software dedicato, è possibile pianificare spostamenti di truppe (come un battaglione a Hinterrhein) calcolando le “finestre” in cui non si è visibili ai satelliti.
Inoltre, un’impresa svizzera ha sviluppato un sensore radar a Payerne in grado di rilevare chi sta osservando la Svizzera dallo spazio. Il sistema è così sensibile da rilevare segnali generati a migliaia di chilometri di distanza. L’obiettivo è installare 4 sensori per triangolare con precisione cosa sta osservando un satellite.
La guerra di oggi avviene nello spazio, quella di domani comincerà nello spazio. Per assicurare la sovranità occorre un approccio multidominio che governi il continuum aerospaziale.
Articolo apparso sulla RMSI 1/2026
di Mattia Annovazzi


